THE GOLDFINCH // IL CARDELLINO

di Donna Tartt, Little Brown // (traduzione di Mirko Zilahi De’ Gyurgyokai), Rizzoli

Provare a parlare di questa storia è un’impresa e non so se sono ben equipaggiata.

Theo Decker per me è l’emblema di quando la vita ti mastica e tu puoi solo fare ciò che è in tuo potere per sopravvivere, incluso prendere decisioni sbagliate, magari contro la naturale spinta autoconservativa…senso di colpa e istinto trovano un compromesso – salvifico, in un certo senso – nell’autodistruzione.

Tornare a sentire, sebbene talvolta significhi ritrovarsi dilaniati dalle proprie tempeste interiori, è preferibile a quella particolare condizione di apatia che segue il dolore cieco del lutto.
Riaccendere tutto per vivere. Urlare il proprio esserci – nel “qui e ora” – per ricostruire dalle rovine, dallo scheletro, quando la carne è stata strappata dalle ossa.

Ed è proprio qui che Donna Tartt insegna a prendersi cura dei frammenti.
Quelle piccole, inosservate particelle di esistenza, i dettagli che restituiscono l’essenza della cosa da cui provengono.
Un gesto peculiare, un’abitudine, una parola che ci appartiene più di tutte le altre. Un linguaggio sotterraneo comprensibile solo a coloro che la vita ha reso fratelli, che il dolore ha forgiato all’unisono. Riflessi di uno stesso specchio, eco di mormorii affidati al vento.

E poi c’è il dipinto r-accolto, testimone silenzioso nell’istante della disgrazia di un ragazzino e del suo lento, artigiano riemergere; di una sofferenza che dal particolare si eleva su un piano universale, scavando ben oltre la superficie, incidendo la pelle e lasciando dietro di sé la traccia del suo passaggio.

Non può che essere una creatura di luce a guidare Theo nella sua difficile traversata dei flutti della realtà, ad offrirgli una soglia tra il recto e il verso del vivere: ancoraggio e ali, calore e appena percettibile frullio, il bello che osa sfidare l’oblio.

Parlare di questa storia è un’impresa, ma qui c’è uno di quei monumentali frammenti incastrati nel cuore.

[Serena, @culturalpills]

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