LE RANE

di Mo Yan (traduzione di Patrizia Liberati), Einaudi

Quattro elementi importanti

  • Forte investimento della scrittura nell’ambito sociale, economico, politico e culturale della regione.
    La scorrevole narrazione privata è fortemente interconnessa con quella pubblica.
    La vicenda è ambientata in un villaggio nella parte orientale della provincia dello Shandong, un piccolo spaccato di umanità che è in grado di rispecchiare la società cinese, riverberandone la sofferenza e le problematiche, di cui le caratterizzazioni sono vivide, sublimi immagini.
  • Notevole la capacità dell’autore di conciliare la leggerezza della visione di bambino dell’osservatore-narratore con il peso degli eventi storico-sociali che seguono la Rivoluzione Culturale.
    Interessante la tradizione locale di dare nomi tratti da parti del corpo ai nuovi nati: l’umiltà del nome deriva dall’idea materna che i figli siano carne della propria carne?
  • Una protagonista che si rivela essere il punto di contatto tra la tradizione ed il nuovo che avanza, proprio quando questo esige la partecipazione attiva di tutti.
    Da venerata levatrice a osteggiato strumento d’applicazione delle direttive di partito per la pianificazione familiare in un momento storico in cui la Cina cerca di affrancarsi dal fallimento della politica economica e non c’è spazio per le mezze misure: chi non si adegua è un controrivoluzionario.
  • Infine, ma non meno rilevante, la scelta dello pseudonimo dell’autore, il cui nome è Guan Moye: Mo Yan in cinese significa non parlare, ammonimento che i genitori gli rivolgevano da bambino quando, durante la Rivoluzione Culturale, anche una parola sbagliata poteva essere motivo di condanna (molti autori cinesi dell’epoca hanno un nom de plume) – curioso, giacché è proprio ciò che si propone di fare con la scrittura.

LE RANE e VIVERE CON GLI DÈI

La lettura di LE RANE mi ha rammentato un brano che avevo incontrato in VIVERE CON GLI DÈI (Neil MacGregor, Adelphi, 2019) che riguarda un’usanza specifica della cultura buddhista in Giappone. Esistono templi destinati ad un culto particolare legato alla dimensione tra vita e pre-vita rappresentata dai bambini che non hanno potuto nascere a causa di un aborto.

Queste commemorazioni sono un’introduzione recente, sostenuta da medici ed ostetriche, divenute popolari in concomitanza con la diffusione dell’interruzione di gravidanza volto al controllo delle nascite.

In questo tipo di tradizione religiosa il non-nato, come “essere in divenire”, non ha semplicemente smesso di esistere con la perdita del feto, ma è un’entità formata a livello spirituale che deve essere comunque tutelata in quanto parte fondamentale della società.

Viene visitato dai familiari, gli vengono fatti dei doni, nel tentativo di mitigare la sofferenza inflitta al suo spirito.

In Mo Yan, la figura della Zia (prima riverita dea della fertilità, poi temuta esecutrice delle controverse leggi cinesi) simboleggia il prendersi cura – attraverso le mani del marito e del suo pretendente, entrambi artigiani della creta – di tutte quelle anime cui lei stessa ha negato la vita, strappando loro la possibilità di nascere.

Un’attenzione, un gesto profondo, il contatto con qualcosa cui non si è riusciti a dare una forma del tutto sviluppata, ma che va ad inserirsi nel tessuto stesso della comunità e, in tal modo, la abita.

Ho avuto la sensazione che due immagini tanto potenti fossero in dialogo reciproco; due esempi complessi, due reazioni di fronte all’ingresso della contemporaneità nella sfera privata e personale. Corpo e famiglia divengono sempre più argomento di dibattito pubblico, appartenente alla collettività tutta.

Del resto, che cosa sono le società, se non risposte diverse ad esigenze comuni?

[Serena, @culturalpills]

INSTAGRAM
POST 1: https://www.instagram.com/p/CBIKeuOKVUj/
POST 2: https://www.instagram.com/p/CH8RL1UHydb/

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.