IL MONDO DI OMERO

di Pierre Vidal-Naquet, a cura di Riccardo Di Donato, Donzelli Editore

“Il viaggio nel mondo omerico si fa meglio in compagnia, per quanto varia e controversa, che da soli” (R. Di Donato)

Tra le pagine di questo breve saggio – peraltro un gioiello dal punto di vista estetico, a partire dalla scelta della copertina, per non citare il pregevole inserto fotografico, vario e dettagliato a dispetto del prezzo contenuto – respiro di nuovo la polvere della piana di Ilio, il sole cocente ed il sale che pizzica la pelle che solleticavano la mia immaginazione in quarta ginnasio.

Credo che l’epica sia un genere capace di suscitare emozioni e suggestioni profonde e durature, e forse è per questo che, con il doppio degli anni, ancora un testo che affronta le questioni omeriche (laddove quaestio è la ricerca, destinata a rinnovarsi ed evolversi, mai ad esaurirsi) mi avvince a sé.

Il focus dello studioso francese, incentrato su aspetti politici, sociologici ed antropologici più che sull’indagine filologica o linguistica, restituisce un’immagine umana e sfaccettata degli eroi omerici, una vera e propria complessa città dell’anima – o meglio ancora degli animi, dal momento che l’approccio di Vidal-Naquet dà grande importanza alla relazione e alla collettività che non annulla il singolo – dove dinamiche individuali, che altri autori analizzeranno nella loro componente filosofica o psicologica, si fanno portatrici di un messaggio di profonda connessione tra testo e contesto. 

La nascita dei poemi viene collocata in una FASE AURALE: in un momento in cui la scrittura, foriera di ordini di morte, è percepita in maniera ambigua, se non pericolosa, il piacere della fruizione poetica sta nell’arte della narrazione, nella reiterazione di un contenuto noto e amato. Al contempo, a rimandare ad un mondo ellenico ancora primigenio, anche le categorie filosofiche. C’è una guerra del fuoco (Efesto, l’unico dio-artigiano, che interviene in favore di Achille) ed una guerra dell’acqua, combattuta dallo Scamandro che non può non ricordare le antiche cosmogonie e la prima ricerca filosofica, quella incentrata sull’origine delle forze che muovono il mondo (Parmenide, Anassimene; Anassimandro). 

In questa fase di passaggio da una Grecità arcaica e primordiale, il concetto di città per gli Elleni è ancora in fase embrionale. L’identità culturale che accomuna e distingue i Greci si assume per educazione e non per nascita e fa riferimento al concetto di παιδεια. Di che Grecia si parli, poi, è un altro nodo da sciogliere: l’Ellade omerica sembra da identificarsi con la parte continentale della penisola, con Sparta come nucleo, sebbene molti dei guerrieri vengano da zone periferiche, come ad esempio la Itaca di Odisseo o la Ftia di Achille che, complice la loro conformazione di isole, rappresentano un mondo diverso e per certi versi meno raffinato, più agreste dalla Laconia di Menelao. Elleni, Greci, Danai, ma anche Argivi e Atridi: queste denominazioni fanno riferimento ad una realtà etnico-geografica abbastanza varia ma al tempo stesso esclusiva.

Al contrario, c’è una forte componente di città nella coesione di Troia fondata sulla sua rocca, mentre i Greci non possono (ancora) dirsi organizzati allo stesso modo. Il loro mondo è ancora quello dei campi e delle foreste. Troia è una realtà barbara (laddove questo termine implica una connotazione di alterità linguistica fondata sulla difficoltà), ma nella finzione narrativa non ci sono problemi di comunicazione né i nomi suonano esotici. Spesso suscita stupore l’atteggiamento benevolente di Omero nei confronti dei nemici, tanto da porre dubbi sulla sua appartenenza.

Non si perdono mai di vista, tuttavia, la lirica, la tragedia e l’arteIl mondo omerico rimane un mondo poetico (laddove il termine deriva da ποιεω), continua creazione artigiana, intaglio paziente di legno in un mondo di bronzo e ferro, destinata a perpetuarsi ed evolversi nelle forme teatrali, romanzesche e letterarie successive: da Euripide a Racine, da Cervantes a Shakespeare, da Aristofane a Kavafis. “Ecco perché ogni uomo o donna che ami i libri si imbarca un giorno nella lettura di Omero”. Kavafis prende la vicenda di Troia a metafora di tutto ciò che, nonostante la contezza della propria vocazione al fallimento, non abbandona la lotta e la speranza che si aggrappa al minimo, illusorio spiraglio. Una tensione che non si placa nella resa ad un destino già scritto, ma che non può nulla contro la “sorte di rovina”.

Con i poemi omerici si confrontano millenni di produzione letteraria, prendendo spunto non solo a livello di tematiche ma anche assimilando, plasmando, creando dalla materia e dal respiro che li pervade. Non per nulla dal mondo dell’estetismo della morte proposto dall’Iliade si evolverà la tragedia, il regno del pianto. Lo splendore della guerra riluce d’oro, di ferro e di bronzo: nell’Iliade continua è la ricerca di una bella fine al termine di una vita da αριστος. Dal riso, quasi del tutto assente nel primo poema ma fondante nell’Odissea, trarranno ispirazione generi come la commedia, il dramma satiresco, il romanzo, il genere picaresco soprattutto in Cervantes. Non ha alcuna importanza la bellezza della morte nel peregrinare verso Itaca, quanto le ingarbugliate vicende umane che riescono a strappare alla finitezza del tempo un barlume di eternità che non sia necessariamente tragedia.

Achille, di cui altri autori evidenzieranno l’abbandono al pianto – un’azione di solito abbinata alle donne, non certo ai guerrieri – è l’unico eroe capace di cantare. Ulisse, che passa da re a mendicante, è anche artigiano; forgia e padroneggia la tecnica (dell’inganno), crea secondo la sua arte (talamo). La notte è il tempo in cui si combatte un’altra guerra, quella dell’inganno, sotto la coperta delle stelle. Questa forma è invece la norma nell’Odissea. 

Andromaca, donna eccezionale, ha la mascolinità nel suo nome (ανήρ – μαχειν). È l’eroe resistente come lo sarà Ulisse nell’Odissea. In questo secondo poema il dualismo del femminile è particolarmente evidente: l’accoglienza di Nausicaa, Euriclea, Penelope non è mai priva di un orgoglio e di una combattività; c’è una componente di malìa, di pericolo come in Scilla/Cariddi e nelle Sirene. Circe è amante, strega, in seguito guida. Penelope sarà il contraltare romanzesco della figura tragica di Clitemnestra – compagne di due ideali estremamente diversi di uomo. L’Iliade è “la tragedia di Ettore”: gli altri eroi vengono spezzati successivamente nella tragedia classica, lui trova la sua fine nello spazio del poema. Ciò gli assicura un canto parallelo al lamento funebre della sua città, che non farà in tempo a veder perire.

Un eroe sui generis, non certo tra i più amati, ma che merita una sua disamina è Paride, che incarna il tema del doppio. Mai uscito dall’adolescenza, uomo dalla storia personale caratterizzata dall’assenza e dal ritrovamento delle proprie radici, dalla dinamica smarrimento-riconoscimento, fugge la prova. Uomo-ragazzo, soldato-arciere, uno dei pochi esempi di doppio nome (Paride-Alessandro) e fortemente connotato da un elemento femmineo che ci permette di espandere la categoria del doppio anche ad assumere una compresenza di maschile-femminile. Paride si ritira e si nasconde, cerca un rifugio in quella città e in quella famiglia che ha tardivamente riottenuto, si comporta come il fratello minore che ha scoperto di essere solo da adulto senza mai aver attraversato il passaggio sofferto attraverso i riti di adolescenza. Essi trovano maggiore spazio nell’Odissea, che presenta uno spettro temporale più ampio e ci consente di veder scorrere il vivere umano nei suoi diversi momenti. Come in molte società, la transizione verso l’età adulta è segnata dalla prova, dallo smarrimento nella dimensione selvatica, dall’ambiente boschivo e dalla caccia. Vediamo Telemaco attraversare tutte e tre le fasi della vita costituendo l’ultimo anello di una catena generazionale in cui lo precedono Laerte e Ulisse. La prova ha una dimensione personale ed una politica (accesso all’assemblea in tenuta da caccia). L’Odissea comunica invece della guerra l’arte della sopravvivenza, introduce lo scorrere del tempo ed i suoi effetti: un po’ come se, invece di insegnare a morire bene, tentasse di trasmetterci come si può vivere bene.
E magari tornare infine a casa.

[Martina, @myworldinakallax]

INSTAGRAM: https://www.instagram.com/p/CCVuDquH3Gy/

Un pensiero riguardo “IL MONDO DI OMERO

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.