I CIELI DI PHILADELPHIA

di Liz Moore (traduzione di Ada Arduini), NNE

Un romanzo acustico, come raramente se ne incontrano. Immagini e suoni hanno affinità intestina talvolta quasi latente, indecifrabile. È un testo che colpisce tutti i sensi: immagini fosche, colori cupi e uggiosi, odori acri, suoni cupi e ridondanti creano un ritmo che accompagna il gravoso crescendo emotivo della protagonista alle prese con il dipanarsi di una oscura vicenda di cui non si afferrano i fili. Passato e presente vanno aggrovigliandosi sempre più, dando luogo alla riemersione di una verità che potrebbe capovolgere le poche certezze dell’esistenza.

Le puntuali descrizioni paesaggistiche, urbane e antropologiche, sono un tagliente ritratto di un mondo di storture e del vivere tipico dell’essere umano che lotta con disperazione. Da notarsi l’attenzione per la condizione femminile, sia in chiave lavorativa che sociale, e il tentativo delle donne di sopravvivere in un contesto sordido e decadente.

Non ci sono eroi: viene riportata a nudo l’umanità fatta di debolezze e violenza, corruzione e potere, ma anche pulsante di affetti viscerali e tentativi di elevarsi dallo squallido sciaguattìo quotidiano verso una situazione di equilibrio e speranza.

Quanto è doloroso fermarsi e lasciarsi raggiungere dal passato, quando si tenta ogni cosa pur di sfuggirgli? Me lo sono chiesto varie volte di fronte a queste pagine, fluidissime e dolorose, che rivendicano una lettura immersiva: si prova un senso di avviluppamento, sospensione, tenerezza perfino.

La “prescrizione” di NNE, che mi ha fatto desiderare il libro prima ancora che fosse pubblicato:

Questo libro è per chi ha un posto segreto dove conservare i ricordi più cari, per chi ha visto cadere la neve sul palco dello Schiaccianoci, per chi da piccolo storpiava irrimediabilmente ogni parola, e per chi ha trovato il coraggio di affrontare i propri errori in nome della verità, per aprire gli occhi sul mondo come fosse la prima volta.

[P.S. La chiamo prescrizione perché sono fondamentalmente convinta che nel termine “cultura” abiti la parola “cura”: cosa sono i libri se non una terapia per la mente e per il cuore?]

[Serena, @culturalpills]

INSTAGRAM: https://www.instagram.com/p/CQbfoxEnga-/

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