BYE BYE VITAMINE!

di Rachel Khong (traduzione di Silvia Rota Sperti), NN Editore

«Ricordare è capire».

Una sorprendente passeggiata in una realtà i cui confini perdono gradualmente il loro carattere netto. La narratrice ci accompagna in un viaggio a ritroso – dalla vita emancipata alla famiglia di origine – quando torna a casa per dare sostegno ai genitori in una fase di crisi incipiente: il padre, professore universitario congedato con poco tatto, soffre di un progressivo deterioramento cognitivo.

Viene riportata la cronaca della quotidianità, lampadine che si accendono e spengono su un flusso di scene pregne di una particolare ironia dolceamara da cui emerge il sublime teatro della vita.
I resoconti delle attività, spesso ordinarie, scandiscono il tempo e danno la misura dell’impotenza dei familiari e dell’attesa spasmodica di un qualche cambiamento.
L’autrice, mostrandoci in quanti modi si possa rispondere alla sofferenza, ci offre un prezioso tono umoristico.

Tema centrale del libro è la memoria; quella da conservare con cura nelle pagine di un’agenda, ma anche quel fardello da lasciar andare per poter conquistare il presente.
Presente che è anche dimensione del non-ricordo, della malattia che sottrae il linguaggio ed i suoi significati, l’identità stessa…
Curioso come sia proprio un professore di storia a perdere i ricordi, ma, non per questo, smette di insegnare la vita. E lo fa nel “qui e ora”: abbraccia l’atemporalità per abitare l’istante.

Un padre che dona il proprio taccuino alla figlia, che al suo interno trova curiose annotazioni riguardo la sua stessa infanzia. Se da un lato c’è una bambina che compie la sua evoluzione psichica e cognitiva, dall’altro c’è un uomo che vive il processo lungo un nastro che va riavvolgendosi.
Avviene il passaggio del testimone: ora è la figlia che riveste il ruolo di depositaria della memoria e ferma le tappe dell’involuzione del padre, continuando a redigere il diario da lui cominciato.

«Questo libro è per chi è salito su un autobus senza saperne la destinazione, per chi passeggiando in città trova calzini abbandonati sui marciapiedi, per chi sente il sole sorgere nella testa dopo una dose di magnesio, e per chi è fuggito lontano per mettere in salvo la perfezione di un ricordo, ma poi ha trovato il coraggio di accettare l’imperfezione della realtà».

[Serena, @culturalpills]

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