IL POZZO

di Regīna Ezera (traduzione di Margherita Carbonaro), Iperborea

Lui non era nella mia wishlist, ma… l’ho visto e mi ha chiamata. Non so perché. So solo che continuo a rifletterci su, nonostante l’abbia finito qualche giorno fa. 

Capolavoro della letteratura lettone degli anni ’70, il romanzo nasce da una grande sofferenza d’amore con un drammaturgo, che rifiutò i sentimenti di lei. Era una storia impossibile, come impossibile è la condivisione sentimentale tra Laura e Rūdolf, protagonisti dell’opera. Tutto viene descritto in modo estremamente delicato, a tratti dolce, ma l’autrice non dimentica mai di rimanere reale e ancorata all’impossibilità. È delicato, sì, ma, vi avviso… straziante.

L’elemento che ho amato maggiormente è stato l’acqua. Qui, ne “Il pozzo”, l’acqua inonda le pagine. Non c’è solo un pozzo, nella cui profondità spesso Laura cerca se stessa, ma c’è anche un lago, una distesa bagnata che separa due metà. Su una riva lui, sull’altra lei. E una piccola barca presa in prestito per cercare l’incastro giusto di quelle due metà.

Il lago a volta si trasforma in Biscia (“Zalktis”), creatura viscida che ama l’acqua e rende quell’immagine, il lago, una figura oscura, agitata, confondente.
Pensate, troviamo l’acqua anche nel nome d’arte dell’autrice. “Ezers” significa, infatti, “lago”, per l’appunto.

Ma perché l’autrice riempie le pagine d’acqua? Forse perché si infiltra dappertutto, così fluida, e rende i contorni più sfumati, meno chiari, e le relazioni, i rapporti si fanno più inconsistenti o semplicemente meno comprensibili.

“Sulla riva si spogliò, lasciò i vestiti sul pontile, camminò a lungo sul fondo sabbioso finché l’acqua non diventò profonda e vi entrò con tutto il corpo – e la nebbia avvolse anche lei. Nuotava senza vedere o sentire nulla, in un paesaggio fatato, irreale.”

Fatevi un favore, davvero… LEGGETELO.

[Sara, @culturalpills]

INSTAGRAM: https://www.instagram.com/p/CD_UqhXKBRH/

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