ALLA RADICE

«Un romanzo genealogico-odontoiatrico» di Miika Nousiainen (traduzione di Marcello Ganassini), Iperborea

«In amore, come in odontoiatria, la pratica è tutto».

Brillante. Come una dentatura perfetta fresca di igiene.

Questo romanzo sfiora la vena melodrammatica, senza immergervisi, generando un sorprendente effetto tragicomico.

Vediamo dipanarsi una matassa di tematiche importanti che emergono da un testo perfettamente calibrato, in equilibrio tra denso senso dell’umorismo finnico e coinvolgimento emotivo, provocando quella che potrei definire una curiosa commozione buffa ed esilarante.

Cosa significa oggi “famiglia”, quando questa è una realtà frammentata, dispersa e cangiante?

Non è facile parlare di tematiche complesse in modo leggero e arguto, ma Nousiainen lo fa con grande disinvoltura ed uno stile geniale.

Il fil rouge, che diventa inevitabilmente un filo interdentale, è la ricerca – on the road – della radice della propria identità: un padre che tanti anni prima ha chiuso dietro a sé la porta e non è mai più tornato.

«Come può mancare qualcuno che non c’è mai stato?»

L’autore lancia una provocazione che spinga a mettere in discussione la propria vita di adulti, il dualismo bianco-nero ed i suoi capisaldi, abbracciando l’assurdità di un’esistenza che vede due fratelli-estranei alle prese con l’accrescere del proprio albero genealogico.

Il ritornello è rappresentato da battute sottili sulle varie prassi odontoiatriche che arrivano a diventare una sorta di inaspettato vademecum per affrontare la vita.

Un travolgente viaggio introspettivo e geografico che ci porta lontano; ma anche un inno alla tolleranza e alla bellezza della diversità, della multietnicità.

[Serena, @culturalpills]

INSTAGRAM: https://www.instagram.com/p/B-usp2Tq42_/

2 pensieri riguardo “ALLA RADICE

  1. Storia intrigante, perché coi dentisti ho avuto da sempre un legame ( ahimé ) piuttosto ” intimo “. Il mio primo dentista faceva di cognome D’Ercole, e chissà perché nella mia memoria ha le fattezze del mago Silvan. Ricordo andavo alle elementari, Il suo studio era abbastanza lontano da casa mia, si andava a piedi accompagnato dalla mia mamma, le sedute da lui furono lunghe ed estenuanti, spesso dolorosissime, ancora nella mia memoria persistono le punture di anestetico sotto la lingua e sulle gengive, ricordo che all’epoca non esisteva la famosa puntura pic-indolor, Tantè che il dentista mi definì spesso come il “paziente più coraggioso che avesse mai avuto” non versavo una lacrima, ma soprattutto avevo la capacità di restare immobile e con la bocca spalancata… Lo ammetto il libro consigliato da Serena di Culturalpills mi intriga e non poco, abile com’è lo rende ai più accessibile e di immediata lettura. E poi connettere il fil rouge a filo interdentale, che dire: semplicemente geniale! Chapeau

    Piace a 1 persona

    1. Speriamo non avesse anche i trucchi del mago Silvan!
      Scherzi a parte, credo che ben pochi possano dire di andare con piacere dal dentista. Uno dei due protagonisti, sebbene più che adulto, è ancora traumatizzato all’idea di seguire delle cure odontoiatriche, sebbene ne abbia assai bisogno.
      Scoprire nel dentista un fratello, invece, trovo sia un espediente brillante per introdurre un legame che parte in modo complesso, ma che può trovare un’evoluzione sana.
      Grazie per averci raccontato la tua esperienza e, mi raccomando, il filo interdentale tutte le sere! 😂😂😂

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