MORBOSE FANTASIE

di Jun’ichirō Tanizaki (traduzione di Cinzia Mottola), SE

Scritto giovanile del premio Nobel nel 1964 che presenta già – oltre al taglio colto e moderno – le caratteristiche chiave della produzione dell’autore, quali il gusto per il perverso, il macabro. Emerge anche la tematica della donna bella e crudele che esercita il suo ascendente senza remore.

L’eccentrico protagonista invita l’amico scrittore ad assistere a un omicidio di cui è venuto per caso a conoscenza. A osservare lo spettacolo, non a sventare il delitto. Ci troviamo a duellare con alcuni degli istinti umani prevalenti: la psiche è combattuta tra seguire ciò che crede giusto e ciò che appartiene alla sfera dei desideri.

Desideri che non sono necessariamente morali e condivisibili, e che svelano ciò che di più ossessivo e morboso alberga in noi. L’autore ci invita, con una spiccata vena ironica, a scendere la scala che porta all’essenza dell’animo umano, un gradino alla volta, per indagarne la parte più recondita. In una vicenda che si ammanta di teatralità e inganno, cosa sono le morbose fantasie? Un gioco delle verità: si tratta di uno slancio immaginativo o di ciò che è provabile e…reale?

Ma al protagonista non basta: per niente intimidito dall’assassinio che ha visto commettere, sconfinando anzi nel masochismo, è disposto a sacrificare la propria vita per poter conoscere la donna sadica e bellissima che ama, dalla cui carica erotica e sensuale è soggiogato. 

Mi chiedo se in questo caso si possa parlare di una forma di sindrome di Stoccolma, che di norma prevede l’instaurarsi di una dipendenza psicologica e affettiva tra vittima e carnefice.

Interessante l’omaggio a Poe: Lo scarabeo d’oro è il testo di riferimento per decifrare il codice che porterà i due amici al luogo dell’omicidio. Sembra quasi di respirare qui i segnali di un Giappone che comincia a schiudersi, muovendosi verso Occidente.

[Serena, @culturalpills]

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